Ogni ricetta del passato che si rispetti ha una storia originale e sincera alle spalle. Quella delle Birre IPA è il racconto dell’ingegno umano e del lungo viaggio coloniale degli inglesi in India. Siamo nella prima metà del 1800 e l’Inghilterra dei colonizzatori era terra di benessere e di grandi birre. La diffusione della Pale Ale (Bionda ad Alta Fermentazione)  in ogni pub e bar del Regno Unito ne faceva la bevanda più popolare insieme all’imprescindibile thè e agli obbligatori Wiskey. La birra era la parentesi dissetante preferita dagli inglesi in ogni momento della giornata. Fin dal mattino per chi si sveglia all’alba e deve spezzare appetito e fatica, a notte fonda per chi deve dimenticare qualche drink di troppo… In questo scenario non potevano essere dimenticati i sudditi della Regina impegnati nelle colonie indiane. Non si poteva privare loro della bontà e dei benefici della Birra bionda Pale Ale.

L’ostacolo era il lungo viaggio e i tempi di conservazione che ne impedivano il trasporto in terre così lontane. I mastri birrai di oltremanica aguzzarono l’ingegno e le conoscenze chimiche e aumentarono la quantità di luppoli nella produzione. Il risultato fu la Pale Ale per l’India, successivamente nota come India Pale Ale, una bionda dal gusto intensoalcolica e luppolata con una acidità ben attenuata dai malti (caramellati secondo tradizione anglosassone).

Anche la produzione birraia italiana vanta una ottima scuola IPA e ci sono vari esempi di birrifici che sono riusciti nel risultato di birre IPA eccellenti. Partiamo dalla double IPA di Brewfist, il team di birrai lombardi che con la 2late hanno creato una IPA elevata alla potenza in onore del luppolo. Di colore aranciato, già dal primo sorso trasmette tutta la sua tenacia: caramelloresina balsamica e arancia amara, rinfresca e allo stesso tempo riscalda pericolosamente. “Comunque vada, sarà sempre troppo tardi” dicono i ragazzi geniali di Codogno.   

Dal birrificio agricolo indipendente CRAK, bellissimo e riuscito progetto in provincia di Padova,  prendiamo la Giant Step “IPA profumata ed intensa, muscolosa”, la definiscono gli ideatori. E in effetti è scorrevole e beverina, nonostante sia alcolica. Il retrogusto fruttato suggerisce mangopompelmo e arancia il lontananza. Interpretazione perfetta dell’Indian Taste.

Il fascino della Birra Artigianale è il racconto del territorio che racchiude ogni birrificio. Ciascuna ricetta è frutto di sensibilità e ricerca, materie prime locali e di prima scelta. Così nascono le grandi birre artigianali italiane, che anche tra le IPA sanno dire la loro. Una classica, semplice e per niente scontata IPA nazionale è la Bianconiglio: leggera, veloce e dissetante, non troppo alcolica e molto luppolata, regala, nel finale, dolcezza da crema pasticciera, dopo averti sorpreso con il suo taste  fruttato e leggermente pepato.

Emisfero Sud invece è la proposta più audace del Birrificio Rurale, caratterizzata dall’utilizzo di luppoli neozelandesi. Realizzata a bassa fermentazione, la particolarità di questa birra è il connubio fra l’eleganza e la morbidezza di stili del centro Europa e una luppolatura insolita per questi generi.

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